Sulle tracce di Roberto Burle Marx

“Sometimes you have to travel a long way to find what is near”

Paulo Coelho, Aleph

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Pianta Orto Botanico di Berlino Dahlem

È quello che è accaduto a Roberto Burle Marx quando nel 1928 all’età di 19 anni da Rio de Janeiro arrivò a Berlino e visitò per la prima volta l’orto botanico. Lì non solo trovò le piante del suo paese d’origine, ninfee, bromeliacee e filodendri, ma anche la chiamata per ciò che divenne poi, architetto del paesaggio. Berlino fu per lui la porta d’accesso al modernismo. Entrò in contatto con il cubismo ed in tutta la sua carriera unì diverse discipline includendo all’architettura del paesaggio, la pittura, il disegno tessile e di gioielli, l’incisione, la ceramica e la scultura, in un unico totale lavoro di arte. Ha rivoluzionato l’architettura del paesaggio attraverso l’astrazione e l’adozione di grandi spazi colorati realizzati impiegando specie vegetali locali, abolendo la simmetria e rifiutando i modelli e le specie importate dall’Europa.

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Faccio questa premessa per riallacciarmi alla tematica scelta per l’ultima parte del Master in Architettura del Paesaggio e del Giardino dell’Università IUAV di Venezia. Dopo una lunga pausa che ci ha visti impegnati con le lezioni teoriche ed il workshop progettuale dell’isola della Certosa, con numerosi ed importanti contributi di paesaggisti di fama internazionale, e con una partecipazione altamente formativa

team-mpg-2016certosaa congressi, seminari ed incontri di cui parlerò in articoli successivi, si riparte con la fase conclusiva ovvero il tirocinio pratico di 375 ore, con preparazione finale di tesi.

Grazie alla partecipazione al congresso internazionale degli architetti paesaggisti IFLA 2016 a Torino nelle giornate 20, 21 e 22 Aprile, ho avuto modo di conoscere l’architetto María Villalobos che coordina insieme alla collega architetto Carla Urbina un progetto di riabilitazione integrale dell’orto Botanico di Maracaibo di Roberto Burle Marx & Leandro Aristeguieta. Il progetto si chiama Botanical City. Da lì è nata la collaborazione ed il sottoprogetto che andrò ad analizzare è quello della restauro del quadro filogenetico del giardino botanico stesso (JBM – Jardín Botánico de Maracaibo). Lo spazio è stato progettato seguendo il percorso evolutivo del regno vegetale secondo il sistema di classificazione botanica dell’epoca (Cronquist 1981), con un’organizzazione didattica ed estetica fortemente studiata, attraverso un controllo estremo sui volumi, i colori, le ombre, le luci e soprattutto i mutamenti nel tempo delle piante e dei loro accostamenti, in una sintesi perfetta di natura, arte e architettura.

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Quadro filogenetico JBM

Dalla “casa de los helechos” (casa delle felci) alla “casa de las orquídeas” (casa delle orchidee) una serie di sentieri permettono l’esplorazione conoscitiva del mondo vegetale dalle specie più antiche a quelle più evolute ponendo l’attenzione alle differenze dicotomiche tra le varie famiglie, accentuando così l’approccio pedagogico del luogo.
Non entro nei dettagli della ricerca, in quanto oggetto della tesi in fase di stesura, ma mi piace ricordare Roberto Burle Marx  per il suo grande contributo all’architettura del paesaggio non soltanto dal punto di vista estetico artistico ma anche e soprattutto dal punto di vista didattico educativo.

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victoria-amazonicaFu un pioniere in ecologia e conservazione ambientale, anticipando di decenni il dibattito del summit delle Nazioni Unite di Rio del 1992. Significativo il suo apporto nel preservare la biodiversità, tematica quanto mai attuale se vogliamo consegnare un pianeta migliore alle generazioni  future. Le sue continue missioni alla ricerca e conservazione di piante del suo paese hanno portato alla luce numerose specie vegetali che oggi mantengono il suo nome nella classica nomenclatura binomiale linneana. Concludo con le sue parole.

“God, for me, is nature.”

Roberto Burle Marx

“Um jardim é um complexo de estética e intenções plásticas; e a planta é, para um paisagista, não só uma planta – rara, incomum, normal ou quase em extinção – mas é também uma cor, uma forma, um volume ou um arabesco em si mesma.”

Roberto Burle Marx

The Garden City

Naturalistic Planting Design, Ecological Biodiversity, Dynamic Plants, sono queste le parole chiave per comprendere la bellezza dei giardini di Piet Oudolf. La conferenza e le lezioni del paesaggista olandese tenutesi lo scorso fine settimana presso lo IUAV di Venezia in seno al Master in Architettura del Paesaggio e del Giardino rappresentano un forte punto di riferimento ed una grande fonte d’ispirazione per la progettazione paesaggistica.

take-a-walk-on-the-high-line-with-iwan-baan_1407_high_line_at_the_rail_yards___photo_by_iwan_baanAnalizzando il suo ultimo progetto, ovvero il planting design dell’High Line di New York, divenuto il nuovo parco simbolo della città – già qualcuno parla di un’Architettura del Paesaggio prima e dopo l’High Line, una conversione a spazio pubblico aperto senza precedenti in USA, nuovo modello di recupero urbano di infrastrutture – si nota quella che Oudolf  chiama “Matrix” style, ovvero una sapiente combinazione di alcune specie dominanti, solitamente erbacee, che agiscono come una matrice che supporta “dots and drifts”, ovvero punti e derive di altre piante, generalmente fiori di campo e specie arbustive (foto di Iwan Baan, 2014).

take-a-walk-on-the-high-line 2Nel corso degli anni alcune specie scompaiono per ricomparire in altre zone, lasciando alle piante i loro flussi naturali, ma l’opera di manutenzione dei giardinieri deve essere sempre rivolta a mantenere la matrice originale, ovvero le giuste proporzioni delle specie dominanti, esaltando la biodiversità. Le specie vigorose devono essere tenute sotto controllo evitando che specie più delicate vengano sopraffatte. Al tempo stesso viene mantenuta una stagionalità del paesaggio creato, esaltandone la variabilità cromatica.  Per questo non si tagliano le parte secche, le erbe e piante perenni dormienti in autunno come tradizionalmente fanno i giardinieri, ma si lasciano gli “scheletri” delle piante intatte per tutto l’inverno, fornendo cibo e habitat per la fauna selvatica, e creando un ricco paesaggio invernale pieno di varia consistenza, forma e colori tenui (foto di Iwan Baan, 2014). High-Line_map-districts

High-Line-18th-StreetIl paesaggista olandese innalza la bordura erbacea a componente primaria del giardino. Assegnandole una funzione strutturante, finisce per far compiere al «giardino dei fiori» un salto di qualità.

L’accostamento di elementi non risponde più soltanto a criteri compositivi «da pittore» ma muove da una sensibilità nuova e da competenze scientifiche sul carattere ecologico delle associazioni vegetali spontanee di cui pure si enfatizza la forte valenza estetica. È merito suo e del suo vivaio di Hummelo se le piante spontanee sono diventate di gran moda nei giardini.

winter-Gigi-Altarejos-resizedNel suo lavoro vi è una grande comprensione del comportamento delle specie vegetali nel tempo ed un impeccabile equilibrio di controllo/non controllo (foto di Gigi Altarejos).

Fonti

www.thehighline.org
http://oudolf.com/

Progettazione e gestione sostenibile del verde

Recentemente ho partecipato ad un seminario e ad un convegno sulla tematica dello sviluppo sostenibile degli spazi verdi, con forte arricchimento professionale.

Il seminario Carateseminario dal titolo “Piano di gestione e manutenzione programmata nella progettazione paesaggistica“, tenutosi il 9 ottobre presso l’auditorium “Il Parco” di Carate Brianza, organizzato dalla Scuola Agraria del Parco di Monza in collaborazione con ReGiS (Rete dei Giardini Storici) e con l’Ordine Architetti P.P.C. (Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) di Monza e Brianza, per tracciare lo stato dell’arte della manutenzione programmata del verde e delle sue metodologie.

CONVEGNO-MARSALAIl convegno dal titolo “Spazi verdi e paesaggi urbani: progettazione e gestione sostenibile“, tenutosi il 15 ottobre presso il Complesso Monumentale San Pietro a Marsala, organizzato dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Trapani, in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, la Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Sicilia, il Comune di Marsala, e con il patrocinio di UNI, Landeres e Promo Verde, per fornire gli strumenti utili a creare le condizioni per lo sviluppo di spazi verdi sostenibili – parchi e giardini, alberate stradali, percorsi ciclo-pedonali, parcheggi alberati ecc. – a beneficio delle comunità che ne fruiscono.

seminario Carate esternoIl seminario ha focalizzato l’attenzione su quella pratica più sottovalutata, snobbata e vilipesa del mondo del giardinaggio, ovvero la manutenzione del verde. Potare un albero nel modo giusto, rigenerare un tappeto erboso o consolidare un terrazzamento sono operazioni che forse non scaldano i cuori dei proprietari di giardini, per i quali rappresentano solamente dei costi fissi, né tantomeno incontrano i favori delle amministrazioni comunali, che per forza di cose considerano la manutenzione delle aree verdi una mera voce di bilancio da spremere al ribasso. Ma tirare troppo la cinghia può portare a risultati disastrosi nel giro di pochi anni.

Citando Ermanno Casasco, paesaggista di livello internazionale: “Il giardino è un pensiero, abbiamo l’obbligo di chiederci come sarà tra trent’anni.”

Riporto in sintesi le buone regole da seguire per una manutenzione programmata del verde, tratte dall’articolo pubblicato sulle news del sito della Scuola Agraria del Parco di Monza.

REGOLA N° 1: IMPARA LA TECNICA (E POI PRENDI LA CALCOLATRICE), ovvero conoscenza approfondita delle tecniche di manutenzione, solo così si potranno modulare le proprie scelte in funzione delle disponibilità economiche.

REGOLA N° 2: METTI LA MANUTENZIONE NEL PROGETTO (PS: IL GIARDINO NATURALE NON ESISTE), la gestione della manutenzione deve essere parte integrante del progetto fin dall’inizio.

REGOLA N°3: IMPARA DAI TUOI ERRORI (PAROLA DI CASASCO IL PICCONATORE), perché solo la manutenzione permette di capire i propri errori e insegna a non ripeterli. Insomma, quando si parla di verde non si finisce mai di imparare.

REGOLA N°4: FAI RETE E VALORIZZA QUEL CHE C’È GIÀ (MA PRIMA SEMPLIFICA LA BUROCRAZIA), l’esempio del parchi storici, uno degli obiettivi è arrivare a una gestione integrata sia negli aspetti legati alla tutela, sia in quelli riferiti alla pubblica fruizione dei giardini storici.

REGOLA N° 5: CHI PIÙ SPENDE MENO SPENDE (MONZA CITTÀ VERDE ANCHE SENZA PARCO), tutto il patrimonio (prati, arbusti, alberi, giochi) è censito su una piattaforma gestionale e ogni operazione viene riportata su una banca dati in modo da avere i dati sempre aggiornati, il modello monzese di gestione lungimirante delle risorse sembra funzionare.

REGOLA N° 6: GESTISCI LE COMPLESSITÀ (PARCO NORD: IL BOSCO CHE VENNE DAL NULLA), l’esempio del bosco metropolitano Parco Nord Milano, in cui la gestione diretta della manutenzione e la centralizzazione degli interventi si sono rivelate la chiave per il successo.

Che si tratti di superfici verdi di medie e grandi dimensioni o di sistemi di verde urbani, è ormai chiaro a tutti che esiste un livello minimo di manutenzione dal quale non si può prescindere e che l’informatizzazione del censimento verde costituisce un passo obbligato verso una gestione virtuosa delle manutenzioni programmate.

CONVEGNO-MARSALA slideIl convegno ha messo in luce le Linee guida per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi – pianificazione, progettazione, realizzazione e manutenzione, ovvero la prassi di riferimento UNI/PdR 8:2014, documento UNI elaborato dalle associazioni BAI – Borghi autentici d’Italia e Landeres, in un’ottica di applicazione della Legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” (n.10 del 14 gennaio 2013, GU n.27 dell’1 febbraio 2013, in vigore dal 16 febbraio 2013).

Citando alcuni articoli della legge 10, all’art. 1 è fatto obbligo per i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti di porre a dimora un albero per ogni neonato residente e per ciascun minore adottato. L’art. 2 obbliga i comuni a censire e classificare gli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica; gli artt. 3, 4 e 5 prevedono misure per il monitoraggio, la salvaguardia e la valorizzazione del verde urbano; l’art. 6 istituisce la promozione degli spazi verdi urbani attraverso la creazione di “cinture verdi” intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani. Inoltre all’art. 7 vengono istituite le disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.

In un’ottica di applicazione della legge 10 la prassi di riferimento UNI/PdR 8:2014 fornisce le linee guida per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi urbani, consentendo alle amministrazioni pubbliche, ma anche ai professionisti del settore e alla società civile, di orientare politiche integrate di sostenibilità urbana finalizzate all’estensione e alla qualità degli spazi verdi e periurbani – quali parchi e giardini pubblici e privati, parchi e giardini storici pubblici e privati, alberate stradali, verde a corredo delle infrastrutture, parcheggi alberati, percorsi ciclo-pedonali, ecc. – orientando la pianificazione, la progettazione, la realizzazione, la manutenzione degli stessi, nonché la produzione di materiale vegetale.

La UNI/PdR 8:2014 si basa su tre pilastri principali:

1) rafforzare la biodiversità e la resilienza per implementare la rete ecologica e sociale su scala locale;

2) adottare buone pratiche per la progettazione, il mantenimento e la gestione degli spazi verdi e per la produzione vegetale;

3) applicare un metodo di gestione a basso input energetico, fisico ed economico.

A sostegno di questo impianto, il documento individua una serie di azioni specifiche tramite le quali conseguire 15 obiettivi di qualità:

  1. obiettivo di qualità paesaggio,
  2. obiettivo di qualità biodiversità,
  3. obiettivo di qualità pianta,
  4. obiettivo di qualità suolo,
  5. obiettivo di qualità scarti,
  6. obiettivo di qualità acqua,
  7. obiettivo di qualità energia,
  8. obiettivo di qualità inquinamento,

9. obiettivo di qualità nutrizione,
10. obiettivo di qualità difesa,
11. obiettivo di qualità diserbo,
12. obiettivo di qualità macchinari
e attrezzi,
13. obiettivo di qualità materiali,
14. obiettivo di qualità produzione vegetale,
15. obiettivo di qualità sociale.

In questo modo, la UNI/PdR 8:2014 fornisce a professionisti e operatori del settore un innovativo strumento operativo, capace di orientare le scelte di gestione in base alla quantificazione e comparazione di benefici ambientali, economici e sociali, orientando appunto politiche integrate di sostenibilità urbana finalizzate all’estensione e alla qualità degli spazi verdi e alla realizzazione di servizi eco-sistemici.
Concludo citando Ermanno Casasco, dal suo libro, in merito alla costruzione del giardino: “Un giardino deve essere bello sempre.”
 Foto di copertina dai giardini di Ermanno Casasco (Marsala)