Costruire ponti, non muri. L’esperienza Floating Piers

Riprendendo il discorso degli ultimi articoli sulla tematica del paesaggio, non posso non parlare dell’esperienza fatta la scorsa estate presso il lago d’Iseo, “The Floating Piers” ovvero il “Ponte galleggiante” di Christo e Jeanne-Claude. Tutto ciò si ricollega all’esigenza quanto mai attuale di costruire ponti e non muri. The Floating Piers, l’ultimo progetto di Christo in Italia, ha reinterpretato il Lago d’Iseo per 16 giorni dal 18 giugno al 3 luglio 2016. 70.000 metri quadri di tessuto cangiante giallo arancione, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti formato da 200.000 cubi in polietilene ad alta densità, hanno composto un’ installazione che si è sviluppata a pelo d’acqua seguendo il movimento delle onde. L’esperienza ha regalato ad oltre 1 milione di visitatori la sensazione di camminare sulle acque, meglio se – come suggerito dallo stesso Christo – accettando di camminare a piedi nudi. Un percorso pedonale provvisorio e gratuito, come da sempre le opere della coppia Christo e Jeanne-Claude, per un totale di 4,5 chilometri, che ha consentito il transito da Sulzano a Monte Isola, ed all’Isola di San Paolo. Con questa opera Christo è tornato a lavorare in Italia dopo 40 anni, dando ancora una volta una lezione sull’arte del temporaneo.

Christo Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon sono nati entrambi il 13 giugno, il primo in Bulgaria e la seconda in Marocco. A partire dagli anni Sessanta lavorano insieme nell’ideazione e nella realizzazione di opere che escono dagli spazi tradizionali della produzione artistica. Insieme danno vita ad un perfetto sodalizio che li porta ad intervenire nell’ambiente urbano e rurale e a trasformare l’oggetto, l’edificio o il paesaggio, temporaneamente, facendo di loro tra i maggiori esponenti della land art internazionale.

Hanno cominciato il loro lavoro congiunto a Parigi nel 1958 con “Packages and Wrapped Objects” – pacchi ed oggetti impacchettati, ed a seguire in progetti di larga scala come il Pont Neuf avvolto a Parigi nel 1985 (The Pont Neuf, Wrapped), l’installazione degli ombrelli in parallelo negli Stati Uniti ed in Giappone nel 1991 (The Umbrellas), gli alberi avvolti alla Fondazione Beyeler in Svizzera nel 1998 (Wrapped Trees), ed il famoso progetto delle porte arancioni nel Central Park di New York, durante l’inverno del 2005 (The Gates), solo per citarne alcuni.

L’esperienza Floating Piers è stata unica ed irripetibile, una sensazione di leggerezza e profonda simbiosi con la bellezza della natura del luogo e l’umanità rappresentata dal flusso continuo di persone, venute da tutti gli angoli del globo, per cui ci si sentiva parte di quel tutto che era il paesaggio del momento. Tutti felici in un unico posto. Era venerdì 1 luglio, quando mi avviai verso Monte Isola, prendendo il traghetto da Sale Marasino, e lì a Peschiera Maraglio, alla fine del primo pontile di collegamento con Sulzano mi vidi con Maria e Bob, con cui condividemmo l’afa torrida di quella giornata, ma anche la gioia di esserci e vivere quell’emozione.

 

L’importanza perciò di creare connessioni ed incontri di diversità, esaltando la bellezza di un luogo, sono questi i grandi insegnamenti che ci regalano Christo e Jeanne-Claude, come possibili soluzioni ad i nuovi muri, esclusioni e discriminazioni che si affacciano prepotenti nella società attuale, e che si nutrono delle paure della gente.
Come ci ricorda Papa Francesco, bisogna convivere nella diversità e nel dialogo, e condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità: costruire ponti e non muri.

A seguire il video dell’incontro con Christo, nella cornice di Berlinale Talents 2017, durante il quale l’artista, lucido, determinato e vulcanico, a dispetto della sua età, ripercorre la sua carriera e risponde alle domande del pubblico, in una masterclass fiume, fonte d’ispirazione e creatività.